Del dispotismo papale: derubare il popolo con imposte, lotti, elemosine e altri salassi.
“Il despotismo papale è il più assoluto fra tutti i despotismi, e può star solo al pari del despotismo turco: i poteri legislativi, esecutivi e giudiciari, sono unificati, confusi, amalgamati nelle mani di un vecchio prete, il quale pretendesi santissimo, infallibile, Vice- Dio, in guisaché la sua bontà incontrollabile è la legge suprema pei sudditi del papa. Egli associa al governo temporale cardinali, prelati, vescovi, canonici, preti; i quali, facendo un impuro amalgama di religione, di politica, di amministrazione, con la stessa mano confermano col crisma i garzoncelli, e stabiliscono magistrati nei tribunali; ordinano suddiaconi, ed arresti; benedicono agonizzanti, e mandano al patibolo innocenti; spacciano indulgenze, ed istruiscono soldati alla guerra; assolvono dai peccati, e rubano nelle amministrazioni. Questi uomini, estranei sovente al paese, quasi sempre agli affari e sempre alla vita di famiglia, che è il perno della società, senza altre cognizioni che un poco di teologia, senza famiglia, per cui non curano l’avvenire, è impossibile che possano essere buoni governanti, e che il popolo ad essi soggetto non sia il più infelice e il più mal governato di tutti i popoli della terra…..
…..L’eguaglianza degli uomini è condannata come un’eresia dai papi, sebbene sia sanzionata dal Vangelo. In Roma sono legalmente riconosciute tre classi di uomini, la nobiltà, il ceto medio, ed il popolo (per popolo s’intende in Roma l’infima plebe). I chierici appartengono ad una classe privilegiata che non è nessuna delle tre…..
…..Il popolo è educato ad ignoranza. Quando il papa non ha potuto fare a meno di aprir delle scuole per il popolo, le ha affidate agli Ignorantelli, affinché insegnassero appena a leggere, ed educassero il popolo a quell’educazione che essi sogliono dare. I parrochi si occupano di istruire i figli del popolo nel catechismo, e questo dicono bastare per la salvezza delle anime loro. Il governo papale cerca di abbindolare quel popolo generoso per tenerlo lontano dal pensare a politica, e occupazione del governo è di provvedere al popolo, panem et circenses, non gli lascia mancare giuochi e divertimenti, e nelle occasioni, per mezzo dei parrochi e della commissione dei sussidi, di cui fra poco parleremo, gli fa distribuire anche pane. Una passione, dalla quale egli trae guadagno, ha saputo il governo del papa ispirare al basso popolo, ed è la passione del giuoco dei lotti, che in nessun paese del mondo è più sviluppata che a Roma. I Cappuccini ed i Zoccolanti van per le case e portano numeri; degli uomini stipendiati dal governo, chiamati dal popolo maghi, fanno cabale e dàn numeri per il lotto……
…..Di tutte queste cose i preti si fregano le mani; e non pretendono altro dal popolo se non che siano buoni cristiani a lor modo, vale a dire che s’inchinino ai preti, che si confessino, eppoi la polizia chiude un occhio sui loro delitti, ma guai per essi se osassero pensare o parlare contro un abuso del governo papale. Il popolo romano è di tal pasta che si potrebbe fare di esso un popolo di eroi, ma il governo del papa, non avendo potuto annientarlo, lo ha avvilito. Il ceto medio forma in ogni paese la forza dello Stato; al ceto medio è affidato il commercio, il sapere e le ricchezze; ma il governo papale non cerca altro che di opprimere e di avvilire quel ceto in Roma: tutti i pesi sono sopra di lui, senza che abbia parte ai vantaggi che quel ceto gode negli altri Stati; il commercio è inceppato e ridotto al nulla, talché la borsa in Roma non è aperta che una volta la settimana.
La scienza stessa è usufruttuata dai prelati e dai cardinali alle spese del ceto medio….
….Il grado più elevato in Roma, dopo i chierici, è la nobiltà. La nobiltà romana è distinta in tre principali categorie; la prima è quella che pretende ad una stragrande antichità: il Muti, per esempio si dice discendente da Muzio Scevola: il Massimo inalbera la divisa di Fabio Massimo cunctando restituit, da cui si dice discendente. Il Santa Croce si dice discendente di Valerio Publicola, e così codeste bolle di sapone si gonfiano della loro aria, ed il governo li seconda acciò non pensino a politica. La seconda categoria dei nobili è di origine pontificale, ed è chiamata dai Romani i miracoli di S. Pietro; sono i discendenti delle famiglie dei papi, i Borghesi, i Barberini, i Doria, i Chigi, i Corsi- ni, i Rospigliosi, i Braschi ecc. L’ultima classe dei nobili comprende i più ricchi, ma i più moderni, come i Torlonia di origine merciajoli, i Ruspoli banchieri, gli Antonelli……, i Macchi mugnai, i Grazioli fornai, i Feraioli mercanti di tabacco. La nobiltà romana cerca generalmente di tenersi affezionata la plebe con feste che dà ad essa nelle sue ville, ma essa è ignorante e superba. Da giovanetti ricevono l’educazione dai Gesuiti, e vedete ogni giorno i figli dei nobili romani, guidati dai Gesuiti, passeggiare in lunga fila, due a due, in abito nero, cravatta bianca,….Giunti all’età maggiore, sono già scritti a molte congregazioni spirituali dirette dai Gesuiti, ed a questo modo è educata la popolazione romana, dalle paterne cure del governo pontificio. Sopra a tale popolazione regna il papa come despota, né le rivoluzioni, né le rappresentanze delle potenze, né le promesse fatte dai papi, hanno per nulla moderato né modereranno giammai il suo dispotismo.
La costituzione del 1848 fu data per timore e subito lacerata; il motuproprio di Gaeta, dato per pegno onde rientrare in Roma, è stato intieramente eluso e giammai eseguito; le alte magistrature sono sempre riserbate ai prelati; gli impieghi superiori negati sempre ai laici; il papa cassa quando vuole le sentenze dei tribunali: il segretario di Stato amministra tutto a suo piacere, ed oggi come nei più bei tempi del despotismo il papa è tutto. I moti del 1846 e 1847 mostrano quale sian l’indole e i desideri del popolo romano: esso incoraggiava il papa a toglier gli abusi, a stabilire ordine di governo, a migliorar la finanza, a incoraggiare il commercio. Il popolo romano accoglierebbe a braccia aperte un despota, purché riformasse gli abusi: egli non cerca dominare il principe, ma cerca di esser governato, non derubato. In Roma vi son tre papi: il papa bianco, che presta il nome; il papa rosso, ch’è il segretario di Stato, che governa tutto lo Stato; il papa nero, che è il generale dei Gesuiti, che governa nelle cose ecclesiastiche e miste.
Il papa nero è sempre nascosto ed agisce misteriosamente; il papa rosso agisce alla scorperta come un dittatore di seconda mano, e si copre sempre col nome e colla irresponsabilità del papa bianco”.
L’amministratore della parrocchia e8 il proraco. c8 lui che ha il potere di firma (per cui rappresenta la parrocchia in tutti gli atti legali, tipo atti notarili, acquisti di beni o servizi).Sul perche9 non c’e8 un amministratore unico non so, perche9 dovrebbe esserci? Pensa alla chiesa come un franchising. Di fatto le parrocchie storicamente sono nate perche9 nel tal paesino la gente tirava su una chiesa, chiamava il prete a dir messa, e poi col tempo quando si ingrandiva chiedevano permesso di costituire una parrocchia. Come se aprissero una nuova filiale. Che perf2 e8 economicamente autonoma. Cosec come un comune. Anche il comune ha personalite0 giuridica e possiede dei beni immobili, ma non ti chiedo perche9 tutti i beni del comune no appartengono al governo. Per il resto le cappelle degli ospedali o delle altre strutture sono di solito private, appartengono cioe8 all’ospedale o alla scuola Una chiesa del mio paese e8 addirittura di un privato che se la comprf2 (ma la lascia usare alla parrocchi). In effetti uno una cappella se la puf2 costruire anche in casa. Conosco un tizio che si e8 fatto una cappella in casa. Tu hai il soggiorno e lui la cappella. Ma non cambia nulla sulla propriete0 del vano.